martedì 8 gennaio 2013

il mio tempo verrà

I campanacci di Gustav Mahler









La vita è quello che accade, mentre tu sei impegnato in altre faccende...   
stasera, davanti al camino, si torna indietro di anni, tanti anni, devo dire...
quella sera, si tolse gli occhialini di metallo, e li appoggiò sul pianoforte, si sedette, tirò un sospiro forte e triste, la mano sulla faccia...

Gustav Mahler
tirò fuori l'orologio dal taschino del gilet... quasi le nove... fuori pioveva e tirava vento forte... passò le dita sul piano, poche note...
la casetta nel bosco, a Maiernigg, in Carinzia, sulla sponda orientale del Wörthersee, era la sua culla, il suo nido, la sua galera...
sua figlia Maria Anna, che lui chiamava Putzi, era appena morta, non aveva ancora 5 anni... quella sera, lui si sentiva morire dentro...
sua moglie non era con lui, era via... lo sapeva, sua moglie non era fatta per essere una moglie... lei cercava gli uomini, lui l'amore...
in quel periodo lei si vedeva con un giovane architetto prussiano, Walter Gropius, il fondatore ben celebre del movimento Bauhaus...
una piovosa e fredda sera di fine estate del 1910... lui, il suo pianoforte, e il suo cuore malato e ballerino, e il dolore che uccide...
non sarebbe ritornato al Metropolitan, avrebbe lasciato Caruso a cantare a meraviglia Fidelio e Don Giovanni, lui aveva detto basta...
la pioggia picchiava forte sul tetto a spiovente, sui vetri delle finestre... intonò sottovoce il canto di Der Abschied... sottovoce, sì...


una nenia, un dondolio di una culla, i gesti di un padre verso la sua bambina, le coccole, l'amore che non le avrebbe più potuto dare...
silenzio. assoluto silenzio. la pioggia, la notte, l'anima in fiamme. e lui che sottovoce intona una nenia da far male a ogni Padreterno...
gli anni passati, le piccole e brevi gioie, il dolore della conoscenza, il dolore tremendo di sentirsi solo, perso, senza un appoggio...
un amico gli aveva consigliato di rivolgersi a Freud, e lui c'era stato, una passeggiata nel giardino e tante ossessioni rimaste...
Ebbi la possibilità di ammirare le capacità di penetrazione psicologica di quell'uomo di genio, disse dopo, in una sera da scordare...
si mise la faccia tra le mani, chiuse gli occhi... lui, il celebre direttore d'orchestra... lui, il compositore di musica nuova e geniale...
aveva messo la sua anima dentro nove sinfonie e tanti lieder drammatici... aveva lasciato il suo cuore ballerino in balia del mondo...
si era ispirato al romanzo di Jean Paul, il Titano, per scrivere la Prima Sinfonia... ma non era stata apprezzata poi più di tanto....
la sua musica era nuova, rivoluzionaria... aveva preso Fra Martino Campanaro e ne aveva tirato fuori una marcia funebre...
una marcia dei soldati... la morte addosso... la fine di un'epoca...

 

Gustav Mahler era stanco, stanco di sopportare le umiliazioni del mondo, della sua vita, delle cose più care, della morte e tutto...
aveva cercato Dio, disperatamente nella Seconda, Resurrezione... l'aveva cercato tra le note, nelle pieghe della sua anima, così...
Ho chiamato il primo movimento Totenfeier è l'eroe della mia Prima Sinfonia che porto a seppellire....

 

quando nel 1896 scrisse la Terza, non sapeva di avere fatto un capolavoro, nessuno glielo disse, e lui da altri non lo seppe mai...
è la più lunga sinfonia della storia della musica, oltre un'ora e mezza: ci vuole un'orchestra enorme, e cori e cantanti e un'anima...

ci sono citazioni da Così parlò Zarathustra di Nietzsche, e mille cose ancora...       
scrisse la Quarta nel 1900, mentre alla Scala andava in scena la Tosca di Puccini, una sinfonia più semplice, e meno ambiziosa....

nella casetta nel bosco di Maiernigg, nacque la Quinta, era estate, era bello, era il 1902... c'era il sole, in quei giorni, era bello...
scrisse sereno, libero da pensieri drammatici, lontano dal suo cuore ballerino... lontano da sua moglie Alma, da solo...
scrisse l'Adagietto, lo suonò al piano, lo suonò più volte, e alla fine pianse....                


Alma non era adatta a fare la moglie... e lui, da solo, nella sua casetta nel bosco di Carinzia, scrisse una cosa che fa male, a sentirla...
scrisse la Sesta Sinfonia, Tragica... un grido di dolore, la fine dei sogni, e la fine dell'impero prussiano... la fine di una storia....
il Largo, in la minore, è terribile... meravigliosamente terribile... ma lo canterete, ecco...       


poi, nel 1905, riuscì a raccontare in musica cos'è la notte... la notte nel bosco, gli uccelli che svolazzano, il mondo nel buio della notte...
allora lui non lo sapeva che, poi, tutti l'avrebbero conosciuta come la Sinfonia della Notte... allora, nel 1905, lui non lo sapeva...
era triste quella sera, Mahler... sua moglie era via, la sua vita se ne stava andando, e lui lo sapeva... fuori pioveva la fine di un'estate...
l'Ottava Sinfonia gli nacque complicata da subito: venne fuori enorme, titanica... per suonarla ci vorrebbero quasi mille persone...
per suonarla e cantarla: 1000 persone: l'inno Veni creator spiritus di Rabano Mauro insieme alla scena finale del Faust di Goethe...
accostamenti difficili, se vogliamo... la Sinfonia dei Mille... venti giorni dopo sarebbe stata eseguita a Monaco, in quel 1910 piovoso...
non erano in mille, ma erano tanti, quella sera... davvero in tanti, quel 12 settembre 1910       


scrisse la Nona nel silenzio di un'estate e nell'autunno piovoso... era solo, sua moglie era via con qualche uomo dei mille che aveva...
non l'avrebbe mai sentita suonare da un'orchestra... Bernstein la definì: Uno stato di meditazione trascendentale dell'Essere....
l'ultimo movimento è il suo testamento... maestosamente immenso....                              


poi, le ansie e le paure, l'amore mancato e sconfitto, la vita che se ne stava andando piano piano, come un terribile adagio....
la sua musica sempre in attesa di essere scoperta, e lui, uomo solo, ne era convinto, stava scrivendo un adagio, per una Sinfonia...
resterà solo un Adagio della Decima... la vita è una lampada a olio che si spegne...           



ma questa non è più musica, questa va oltre... siamo nell'aldilà... nei sogni... siamo noi stessi quando entriamo in un altro mondo....
quella notte, nella casetta di Maiernigg, in Carinzia, sulla sponda orientale del Wörthersee, lì, ci lasciò il suo cuore ballerino...
lo prese tra le mani, lo accartocciò ben bene, e poi gli disse di prendere il volo, verso altri sogni e altre cose del genere, e lo fece...
ma, dentro di se, ne era certo: Il mio tempo verrà... ci vorrà una vita, forse due... ma la mia musica sarà riconosciuta, e amata...
ecco, il suo tempo è venuto, e tutti noi gli siamo debitori di grandi passioni e malinconie... come amici andati, e mai scordati.........
la sera che morì, la sera del 18 maggio 1911, Alma era con lui... la guardò negli occhi e le disse: Mozartl... così, senza altro.....
lo fece sottovoce... liberando l'anima e il suo cuore ballerino per sempre... poi si spense la luce, e la notte arrivò quasi subito..................
un vecchio amico diceva: Ci vorrà una vita, forse due, ma il mio tempo verrà....                

il lato oscuro della luna

The Dark Side of the Moon









Clare Torry improvvisò, in una sola notte, una melodia vocale senza testo che avrebbe accompagnato l'assolo di pianoforte...
Le dicemmo: pensa alla morte o a qualcosa di macabro e canta... volevamo che qualcuno improvvisasse su questo pezzo, ecco...
Clare Torry ricevette un compenso di appena 30 sterline per la sua collaborazione... 30 anni dopo si ritrovò con una barca di soldi...
questo è un album assoluto... una cosa che appena uscita sapevi già che sarebbe entrata direttamente nella storia della musica...
questo è un album perfetto... ci misero dentro l'anima e altre cose...  uno di loro disse: Sono stato pazzo per anni, troppi anni...
entrarono a Abbey Road tra maggio 1972 e gennaio 1973... c'era Alan Parsons a vigilare sul destino di quella musica assoluta...
c'era un gran casino con tutti i loop di oggetti relazionati al denaro, incluse monete lasciate cadere in una scodella di ceramica...
c'erano 4 ragazzi che si riposavano guardando Monty Python's Flying Circus alla televisione... e c'era un mondo in attesa di loro...
c'era l'avarizia, l'invecchiamento, la morte e l'infermità mentale in quelle canzoni... c'era dentro la miseria e l'avidità più meschina...
c'era chi disse: Fa venire le lacrime agli occhi... questa musica è così piena di comprensione e a volte di interrogativi musicali...
c'erano 4 ragazzi che si dividevano tra il lavoro in studio e i concerti... tra Brighton e Pompei, tra Abbey Road e La Vallée...
The dark side of the moon (1973)
l'album, pubblicato il 24 marzo 1973, verrà considerato da gran parte della critica come un insuperato capolavoro musicale...
nell'immagine: un fascio di luce a sei colori, manca l'indaco... il verde si muove come un tracciato di un elettrocardiogramma...
il titolo non compare mai sulla copertina... ma soltanto sul disco, all'interno di un prisma trasparente... vuoto, via dalla luce...
una fotografia agli infrarossi delle Piramidi di Giza creata da Powell e Thorgerson... memorabilia e cose da ricordare per sempre...
lo mettevi sul piatto di un impianto stereo, appoggiavi il braccio della testina, Piano attento 'statento... sentivi un cuore tu tutum tu tutum
tu tutum tu tutum tu tutum tu tutum tu tutum tu tutum tu tutum tu tutum tu tutum tu tutum
tu tutum tu tutum tu tutum tu tutum tu tutum tu tutum
tu tutum tu tutum tu tutum tu tutum
tu tutum tu tutum
e la risata di un pazzo e poi la sua voce: I've been mad for fucking years, absolutely years... The Dark Side of the Moon...


un accento sugli elementi mondani e futili della vita... che accompagnano la sempre presente minaccia della pazzia, della follia...
l'importanza per ognuno di vivere la propria esistenza...  Non temere di preoccuparti....


scena in un aeroporto... On the Run: lo stress e l'ansia... la paura di volare di Wright.....
il passaggio del tempo può controllare la vita di un individuo e ammonire con veemenza coloro che sprecano tempo prezioso...
vivi la tua vita, lascia perdere tutto il resto... il resto è niente se tu non vivi la tua vita... fallo adesso... fallo subito... fallo ora...


gli aspetti più mondani della vita... e il tema del ritiro in solitudine e il rifugio di Breathe (Reprise)... e la vita che riprende, ancora...
dovevate vederli mentre caricavano gli orologi per farli suonare tutti assieme... roba da matti...



profonda metafora della morte... Io non ho paura di morire, ogni momento è buono, non m'importa. Perché dovrei aver paura di morire?
non ce n'è motivo, prima o poi bisogna andarsene... ogni momento è buono...


il meschino gioco dell'avarizia e del consumismo... la ricchezza e il suono di un registratore di cassa e il rumore di monete sonanti....
avreste dovuto vedere Alan Parsons che registrava e Waters che lasciava cadere pound su un piatto fondo di ceramica...
era Money... era la metafora del mondo che va a rotoli, un mondo che s'è fottuto l'anima...


l'etnocentrismo, il confronto e l'uso di semplici dicotomie per descrivere le relazioni personali.... le loro voci, i cori, il resto...
Water stava bevendo una birra... Gilmour disse OK... e iniziarono a suonare, quella notte del 1972...


ti ricordi quel giorno, Roger?... non lo so, ero veramente sbronzo in quel momento... ti ricordi quella notte, Roger?... No, no, no....
ma ne sono certo, non c'è nessun lato oscuro della luna, davvero... in realtà è tutta scura...


ricordi quel mattino, Roger?... Vivi oggi, perché domani potresti non esserci più., questo sono io... ben, Roger, molto bene...
.gli diedi una scossa breve, rapida e potente... ma erano troppo sforzati di essere divertenti... ricordi quella fottuta notte, Roger?...
questo ha sicuramente toccato una corda da qualche parte, e, ricordo perfettamente, che in quel momento, si mise a piangere...
Pink Floyd nel 1973
ricordi quella dannata notte, Roger?... ero così confuso che era difficile seguirti... oh, sìììììììì tu eri là, dietro al cipresso, là in fondo...
ricordo quella puttana di notte, Roger?... Clare è un po' troppo lontana, adesso... ci fosse almeno la luna, la potrei ancora vedere...
non c'è nessun lato oscuro della luna, davvero, Roger... in realtà è tutta scura, sempre....

ricordi quella cazzo di notte, Roger?.... oh no, perché, alla fine, è solo girare e girare e girare e girare e girare....  sull'erba....
tu combatti tutto ciò che è adesso tutto ciò che è andato tutto ciò che verrà, amico...  ma il sole è eclissato dalla luna.....................


.... il tempo se n'è andato, la musica è finita, e io che pensavo di aver ancora qualcosa da dire....

lunedì 7 gennaio 2013

janis, un'anima in pena

Niente, sono solo innamorata...









di alcune persone ho sofferto la loro mancanza, come amici che scompaiono in un attimo, e non li rivedi mai più...
allora, devi accontentarti delle loro cose, della loro musica, di quello che nessuno potrai mai portarti via...
i ricordi te li porti dentro, in un taschino messo accanto, lì, dalla parte del tuo cuore, e li perderai solo alla fine...
certe sere ti peseranno come un macigno, e ci soffrirai l'anima, avrai un groppo in gola e poi lacrime da buttare...
in altre sere te ne farai una ragione, e ti sembrerà di avere solo qualche compagno, lì, con te, per sempre...
in altre ancora, dovrai affogare qualcosa in una bottiglia, guardarne il fondo, e poi riprendere il cammino...
con gli anni, con l'età, quel fottuto taschino sarà gonfio fino a scoppiare... allora, dovrai raccontare di loro...
lo dovrai raccontare agli altri, condividere passioni e amori, amicizie e sguardi di un attimo, volti e voci lontani...
avrai le loro facce, i loro occhi lì davanti, a guardarti, e ne avrai timidezza, ma loro non la pretendono, affatto...
sono tutti cresciuti, e non invecchiati per inseguire un sogno, per dannarsi dietro a un fottuto sogno, e ci sono crepati...
non ti chiederanno mai di essere come loro, ti chiederanno di non rinnegarli mai... e di non gettare la tua vita, senza viverla...
ecco, dopo tanti anni, il mio taschino è gonfio... e i miei vecchi amici chiedono che io parli di loro, dei loro sogni...
ma anche delle loro vite dannate, delle cattiverie, delle cazzate raccontate, delle cazzate mai raccontate, per stupido pudore...
vorrei avere ancora vent'anni, per poter avere il tempo di ricominciare daccapo, con il mio taschino vuoto...
vabbè... vorrei "avere ancora vent'anni e ancora tutto da dire, per un minuto"... e una persona sa bene, cosa intendo...

Port Arthur, Texas, era un paesino pieno di pregiudizi... ma c'era musica, da quelle parti... una buona musica...
fu a Port Arthur, Texas, che iniziò una delle storie più tormentate di sempre, della storia della musica rock...
il rock, amico, o ce l'hai nell'anima, oppure puoi pure fottertela la tua anima, si diceva da quelle parti...
Port Arthur, Texas, era un grido più profondo... il blues più torrido e bastardo che mai si potessere inventare...
Bestie Smith e da Leadbelly... e poi la tortura umana, il senso di vuoto... la sensazione dannata di voler vivere...
figura ribelle, si riconobbe nelle donne che raccontavano le tenerezze, i tormenti e gli amori delle loro vite puttane...
non amò mai Port Arthur, Texas... mai, come, invece qualcuno ama e amerà per sempre il posto dove è nato...


quella terra era una precoce cognizione del dolore... da quei giorni la sua vita ne uscì spaccata, lacerata, incoerente...
incoerente, ma piena di una forza devastante... le sue incisioni in studio sono ruvide,  una voce che stravolge le parole...
a lei, fu proposto di diventare cantante di una band texana: The 13th Floor Elevator... una band mitica della psichedelia...
al festival di Monterey, nel 1967, lasciò tutti sbalorditi offrendo una versione straziante e intensissima di Ball & Chain...


dietro al palco, con le sue mutandine in mano, andava in giro dicendo: Hey, c'è qualcuno che mi vuole scopare, stasera?...
un certo mister john, che la stava osservando da almeno un paio d'ore, si avvicinò, le prese i seni tra le man, e sorrise...
poi, con calma. la mise sopra una cassa, le tirò su la gonna e le la scopò davanti ad altra gente... poi, lei andò a cantare...
lasciò tutti sbalorditi, nella sua meravigliosa versione, straziante e dannatamente intensa di Ball & Chain... un incanto...
nessuno avrebbe mai immaginato che una ragazza bianca potesse trasformare quella canzone in un delirio di blues e di rock...
così, mentre San Francisco era immersa in fumi e sconvolta dall'estasi psichedelica, lei cantava di rock-blues...
in mezzo a una gioventù che viveva esperienze nuove con una marea di droghe diverse, lei si consacrò solo all'alcool...
ne beveva a fiumi... riuscì a imporre il suo atipico "standard livin"... la sua voce era carta vetrata, e implorazione disperata...
non c'era notte che qualcuno, mentre lei, ubriaca fottuta, si sbracava sui pavimenti, se la scopasse come veniva veniva...
lei, un geniaccio assoluto della musica rock, allargava le gambe, e tutti si facevano posto... cose così, assurde, ecco...


"Quando canto non penso. Chiudo gli occhi e mi sento bene... Come un orgasmo: non puoi ricordarlo, eppure lo ricordi."
ovunque, nelle interviste, quando parlava movendo nervosamente le mani, ripeteva una parola, sempre: Feeling...
era un grissino... eppure, i suoi abiti patchwork, i suoi cento braccialetti, le sue piume in testa come una donna indiana...
 le sue enormi pellicce trovate chissadove... e lei, magra come un grissino, acquistava la regalità tipica delle matrone del blues
davanti al microfono non aveva la grazia di Ethel Waters, ma il feeling spezzato di Willie Mae Thornton, o di Bessie...


Le cose vanno in modo magico qui, diceva nei giorni persi in fiumi di tequila nelle registrazioni di Piece Of My Heart...
Cristo! Credo che dovrei essere felice... Ho anche incontrato un ragazzo molto affascinante, a Chicago... e mi sa fottere...
il ragazzo di Chicago era poi una specie di spacciatore... una di quelle persone per le quali, lei, provava un'attrazione rovinosa
cercava ovunque un compagno per la notte, ma mai una persona con la quale potesse stabilire un rapporto alla pari...
sempre piccoli personaggi, più insicuri di lei, ai quali chiedeva ossessivamente conferma di un amore che non esisteva...
lei si drogava di rado... aveva abbandonato la mania di bucarsi, come faceva negli ultimi giorni della sua vita texana...

ma beveva quanto l'inferno... la voce bruciata da mille tequile e whisky del Suothern Confort e da miliardi di sigarette...
quando era ubriaca, quelli che stavano con lei per suonare lo sapevano: voleva scopare... chiunque fosse, bastava farlo...
non dormiva un cazzo, e quel niente lo dormiva male... ma, va detto, il periodo che trascorse con Big Brother fu il migliore...
ma, il suo enorme appartamento si trasformò in una specie di ostello di persone che la coinvolsero in sbornie colossali...
nel periodo newyorkese, quando viveva al Chelsea Hotel, era capace di restare a bere e in cerca di uomo fino all'alba...
spesso rientrava in albergo sola e disperata... altre volte si tirava dietro un ragazzo che, all'alba, non aveva fatto ancora l'amore...
la stava a guardare, lei eccitata e sboccata, e lui  con l'uccello che non ne voleva sapere...  e bere e bere e bere e bere e bere...
e cominciare a morirci un attimo, cominciare a morirci mentre lei se ne stava lì, nella stanza, a osservare il vuoto e una fine...
il 15 aprile 1970 riunì,  in concerto al Fillmore West, The Big Brother & The Holding Company, con Nick Gravenites nell'organico...


il pubblico in realtà era interessato a lei... gli altri erano solo un contorno, puttanate di fronte alla sua genialità...
il 2 ottobre 1970 a Port Arthur, Texas, lei esce dall'Hotel Goodhue e chiese una vodka, al bar... poi ne chiese un'altra... un'altra...
quella notte, aveva appena finito una lunga session in studio... fu l'ultima cosa per cui parlò quella notte, con il portiere del Landmark Hotel
Era felice di come procedeva il lavoro, disse poi,  e la cosa buffa è che era assai in disordine:  vestito gitano rosso fino alle caviglie...
alle sei di domenica 4 ottobre, Paul Rothchild la aspettò invano agli studi... aspettò per un'oretta, poi fece una telefonata...
John Cooke la trovò riversa per terra, nella sua camera, la bocca piena di sangue e il naso rotto nella caduta... erano le due del mattino...

aveva 4 dollari e 50 cents stretti in una mano e un pacchetto pieno di sigarette accanto... le labbra imbiancate della fine...
nessuna traccia di droga intorno... solo qualche segno di puntura sulle braccia, come un segno di una puntura di zanzara...
diceva sempre: Voi giornalisti mi chiedete sempre se io morirò giovane come le vecchie blues singers... Credo che sarà così...
fu proprio una di quelle punture di zanzara ad ammazzarla, quella sera... nessuno lo sapeva: eroina e pastiglie, ecco...
lei aveva sentito l'esplosione nelle sue vene, dopo che l'ago si era ritratto... lo nascose dentro una scatola cinese dietro lo sciacquone
per lei quella era l'ultima volta che si bucava e non voleva ricordarselo il mattino, al risveglio, in un'alba bastarda e fottuta...
c'è sempre qualcosa nella magia del mattino... una rinascita con la pallida alba blu... con il sole lì lì per rinascere...
chiese al portiere di cambiargli un biglietto da 5 dollari per le sigarette, che comprò subito dopo... Poi tornò in camera...


fece appena uno o due passi e poi cadde... tra il letto e una vita maledetta, così, come un fantoccio scagliato per terra, ecco...
avreste dovuto vederla, amici, mentre il cuore le si fermava e lei, appena sopresa, sorrideva, sorrideva, sorrideva, sorrideva...
le sue ceneri vennero sparse lungo la costa di Marin Cuonty, California... e il vento, quel giorno, la accarezzò, per davvero...
il vento le prese il volto tra le mani, le sorrise, le sussurrò parole dolcissime, poi la accompagnò a riposare, finalmente...
l'ultima cosa che disse a un reporter, un certo Al Aronwitz, fu che non amava più il suo nome: Sono stanca, chiamatemi Pearl...


aveva 27 anni, e un'anima in pena ma dolce come il miele nuovo di castagno... le sue paure sono le nostre, quelle di sempre...
a chi le chiese, di botto: Che c'è Janis?... lei, con il suo sorriso di sempre, disse: Niente, sono solo innamorata...
Niente... niente... niente, sono solo innamorata...
Janis Joplin, volò via una notte di 42 anni fa... ma, certe notti la potete vedere, lassù, tra le stelle, a nord di Cassiopea...


quel tempo senza più tempo

era l'idea che se le cose le vuoi cambiare devi cominciare a farlo te





Eccoci qua, in un tempo così caotico e corrotto in cui da un giorno all'altro ci può succedere di tutto...
ma quanti sono i dischi che, quasi a prescindere del loro effettivo valore in termini assoluti, possono essere considerati realmente storici?
quanti dischi possono vantarsi di aver realmente scavato un solco tra epoche musicali agendo da spartiacque tra un'epoca e un’altra?
vabbè, pochi...e a voler svolgere un lavoro di selezione, credo che il numero di album si conterebbero sulle dita delle mani o poco più....
stasera ne prendiamo uno di questi... uno di quelli che si contano sulle dita di una mano... un album che ha aperto una nuova epoca...
In the court of the Crimson King (1969)
Siamo nel 1969... momento di grandi mutamenti culturali, sociali e scientifici... si stava lavorando ai preparativi per gli anni '70...
siamo nel 1969... la società stava vivendo un momento di incertezza profonda, il mondo stava alla finestra per cercare di capire...
profonda incertezza, sospesa tra le istanze giovanili di rinnovamento intellettuale il nuovo, diverso ruolo dell'uomo nella società...
quell'impatto micidiale, quel comportamento così diverso, stava producendo sulle generazioni precedenti, solo incapacità di capire...
succede sempre... le generazioni precedenti sono quasi sempre incapaci di interpretare il cambiamento, le vedi disorientate, scosse...


perchè non è mai facile trovarsi alle prese con lo sconvolgimento di valori dati per immutabili e rassicuranti... l'abitudine è una bestia...
i ragazzi, invece, ci provano sempre a cambiare il mondo... poi, magari non ci riesco, ma Cristo!, provare ci provano sempre...
per dire...laggiù sotto, in uno scantinato, umido, quattro ragazzi stavano preparando un disco che nessuno avrebbe mai scordato...

cover interna dell'album
Uno di loro, una mattina, arrivò in studio di registrazione che era appena l'alba, aveva delle nuove idee per il metrollon e le tastiere...
ci stava a diventare pazzo... scriveva suonava scriveva suonava cancellava scriveva suona cancellava... faceva mhhhh, e così via...
il ragazzo al metrollon andava lento su note magiche... immaginava di poter parlare col vento, come vecchi bambini nati sulla luna....
quel tempo senza più tempo era la luna conquistata, e la gente che si stava innamorando del rock suonato non più solo col cuore...
quel tempo senza più tempo era Whole Lotta Love, dove, nell'intermezzo,  l'immenso Robert Plant si mette a imitare un orgasmo...
era Abbey Road dei Beatles che chiudeva un'epoca irripetibile... ed era John Lennon e l'orgasmo simultaneo di Come together...


era quel senso indescrivibile di instabilità emotiva profonda................. e di paura per il nuovo, per andare oltre.......................
era l'idea che se le cose le vuoi cambiare devi cominciare a farlo te, non startene lì come un coglione ad aspettare che lo facciano altri
era la barba e i capelli lunghi, una voglia dannata di partecipazione, la speranza che domani potesse essere migliore... cose così...
era nobilitare l'escapismo e creare sogni nuovi, nuovi affreschi in musica... era i colletti bianchi che non ci capivano più un cazzo...
era la copertina firmata da Barry Godber che parlava davvero chiaro... era Voi non mi possedete... Voi non potete istruirmi...
era musica, rumori, distorsioni, improvvisazioni, cambi tonali improbabili, fiati sospesi, voce distorta... era una nuova epoca...
era il senso di profondo squilibrio psichico che trasmette...era la copertina dell'album che stava parlando direttamente a te....
era che, solo descriverla significa un po’ mortificarla... era 21th Century Schizoid Man....

 era i  King Crimson, un gruppo fondamentale per conoscere la linea di sviluppo della musica Progressive... era un'epoca nuova...
era il genio di Robert Fripp, i testi meravigliosi di Peter Sinfield... era un equilibrio che non ritroveranno mai più così perfetto...
era il destino di tutta l'umanità che vedo è nelle mani di idioti... era era Bach e poi Mahler...
era le pitture originali, brevi come respiri o lunghe mezz'ora, era la voglia di comunicare qualcosa al mondo, e di nuovo...
era: Fai ciò che vuoi così potrai essere pronunciata da Aleister Crowley, e Page che compra Boleskine House, da buon stregone...
era musica propedeutica alla malinconia... la magia di cose complicate e ricche di variazioni spesso difficili da interpretare....


era un epitaffio per una intera società, per un intero modello di vita....................
era i naif e gli spontanei, le persone vere come dei vecchi bambini che ascoltano zitti, nel silenzio della sera, le favole del nonno...
era la voce di Greg Lake quasi intimorita, timida... di certo davvero molto vera...
era la sognante fusione di folk medievaleggiante, musica classica, jazz e rock... la leggiadria di Mc Donald, e il tempo di Giles...


era l'oboe e il vibrafono... e una cascata di strumenti per arrivare alla corte del Re...   
eravamo noi, quando ci siamo messi una mano sul cuore e abbiamo immaginato che niente sia impossibile se tu davvero lo vuoi...
erano le piante di rose che vedevi fiorire, era il ragazzo che vedevi cambiare... eravano noi, ma un po' cambiati, forse diversi...
era il ragazzo che ancora aveva mille sogni in testa, che vestiva in modo strano, ma che aveva ancora il cuore al posto giusto, cristo!....


il mio amico Dylan

due granelli di sabbia
in un letto







Stasera io vi dico che, la palla che lanciai giocando nel parco, non è ancora scesa al suolo....
ci sono uomini che crescono prima dei loro baffi, e altri che affidano la loro vita a un volo perenne, come tanti Peter Pan...
quelli che poi, ognuno a modo loro, comsumeranno la loro vita per regalarci un attimo di felicità, sono i secondi, i Peter Pan...
John Lennon diceva Il genio è dolore... ovvero sia, il patto con noi stessi per non crescere mai è gioia, ma anche una dannazione...
sarà che alzando gli occhi al cielo, stasera, puoi ancora vedere l'idea esatta dell'amore vero, proprio lì, a nord di Cassiopea...



sarà che i Peter Pan fanno disastri midiciali nella vita civile, non sanno viverci, perché il loro mondo è dietro le Mille e una notte...
sarà che i Peter Pan hanno una nuvola come tappeto, e una foresta non è una macchia, ma sono alberi da guardare uno alla volta...
i Peter Pan sono tutti un po' matti... hanno il cuore grande e mani fatte per accarezzare e parole che sanno farsi ricordare...
i Peter Pan sono tutti un po' matti... non hanno il valore dei denaro, ma conoscono perfettamente il valore delle parole d'amore...
c'è un mio vecchio amico, che i suoi libri, me li porto dentro da quando ero ragazzo, e le sue parole spesso non mi hanno fatto dormire...


  
Se lo vedi in una stanza del mitico Chelsea Hotel... è più o meno tra le braccia dell’amante di turno, più o meno affogato dall’alcool...
è stato un trickster malsano, un dio-bambino capriccioso e perennemente infoiato che collezionava più défaillances che successi...
un fermo-immagine di sublime teatralità: solo così poteva congedarsi dal mondo l’artista vissuto nella totale dissipazione di se stesso
l’accanimento da gran cerimoniere istrionico della dépense, lui, antico, emulando Edgard Allan Poe e preconizzando John Belushi...
a 39 anni, si disse: un buffone selvaggio ed egoista, un uomo tra i più sgradevoli e fascinosi che fosse dato d’incontrare sulla terra...

uno che faceva innamorare... uno che magari era meglio non frequentare, privo com’era delle più elementari norme di educazione....
re dei bugiardi, un universo di smodati narcisismi e di impalpabili pregi, capace di sfruttare ogni occasione per fini biechi e privati...
uno eternamente sul lastrico, un piagnone...uno che non si faceva scrupolo di sfruttare ogni episodio, anche il più risibile e banale...
uno che millantava storie incredibili come Genet e coltivava estenuati estetismi alla Wilde e sprofondava in deliri alcolici alla Fitzgerald
un bohémien irritante ed ultrafamilistico, uno scapigliato, ma con juicio, che pasceva nel suo animo insospettabili e forti nostalgie...
un vigliacco, ecco, uno che per mascherare la propria pavidità preferiva rifugiarsi sotto “la pila sassosa e scivolosa delle parole”....



uno che andava protetto dagli altri e soprattutto da se stesso, piagnucolone e logorroico quando era ubriaco, troppo spesso, sempre
apolitico, obiettore di coscienza per viltà, non per idealità, uno che ringraziava gli amici che lo ospitavano rubandogli argenteria e vestiti
uno che si prendeva volentieri a schiaffi e pugni con la moglie Catlin, avendone puntualmente la peggio, un padre distratto, troppo...
uno che nel caos cominciava e terminava ogni sua giornata, che regolarmente spendeva gli anticipi che gli editori gli concedevano...

"Mai e poi mai, figlia mia che cavalchi in lungo e in largo nella terra delle fiabe del focolare, e per incanto addormentata".....
"devi temere o credere che il lupo con un cappuccio bianco-agnello, saltelloni e belando rozzo e allegro balzerà su di te".....



 

diceva: Dentro di me, dentro di me, cristo!, albergano da sempre una bestia, un angelo ed un pazzo... sono lontani e vicini....
Dentro di me, ci sono una bestia, un angelo ed un pazzo, la mia indagine riguarda le loro opere, il mio problema è soggiogarli vittorioso
eppure questo ricettacolo di vizi e negatività, questo personaggio che sembrerebbe così impossibile, era un genio, lo era, perdio...
lui, dalla vita talmente disperata ed eccessiva da apparire persino grottesca, è stato l’autore di alcuni fra i più perfetti racconti del’900...
ha cambiato la storia della lirica moderna, con le sue poesie, tutte scritte da novello Rimbaud di Cwmdonkin Drive, in giorni bui e persi.


Le sue liriche sono una sarabanda di miti biblici e di panteismi sensuali, di bisticci di suoni e ritmi frenetici, una giostra di giochi fonetici
nessuna sorpresa, quindi, se dopo la morte, ma anche in vita, critiche, pettegolezzi, memorie e biografie si sono accumulate....
oggi, a quasi 60 anni dalla sua morte, resta uno dei miei miti, tra i più tenaci ed incensati della controcultura novecentesca, uno di noi...
Kurt Cobain ne ha rubato i versi... i Beatles lo hanno ritratto nella storica copertina di Sgt. Pepper... Bob Dylan gli deve il nome...
è morto a 39 anni, distrutto dall'alcol... ma il suo linguaggio magico, tra bardi e poesia visionaria, è davvero unico, il suo...
ha scritto poche cose, tra una sbornia colossale e renne sulle nubi che di notte sorvolavano i pagliai e addii tra camini e ciminiere...
le sue poesie sono assolute, devi entrarci dentro, con le scarpe con il cuore con la testa e con l'anima, altrimenti vai a passeggiare...
le sue parole hanno la potenza del rombo del mare e la dolcezza smisurata della fame degli uccelli nei campi e del pane appena fatto
i suoi versi sono granelli di sabbia nel letto, le lacrime degli occhi, la curva della bocca nuda e il sorriso sopra i baffi....
era un Peter Pan... che nel paese di tanto tempo fa, aprì la porta nera, e corse veloce come il vento dietro il volo di fiamma...
Dylan Thomas è morto a New York nel 1953... un altro mondo...            
Dylan Thomas, un Peter Pan che corse veloce come il vento dietro il volo di fiamma..................


 

il mio amico Arthur

c'è un dio che ride
sulle tovaglie di damasco







Quanto a me, non so spiegarmi meglio del mendicante coi suoi continui Pater e Ave Maria.
Io non so più parlare!... 
La maggior parte degli scrittori e dei libri che vengono fatti studiare nei tempi di scuola, per tutti noi diventano una dannazione....


è talmente vecchio e consunto il modo di insegnare che non c'è ragazzo che ami Manzoni, Foscolo, Leopardi e via dicendo...
credo che Manzoni, Foscolo, Leopardi e via dicendo siano incazzati neri, con i professori e le professoresse, li odiano proprio...
d'altra parte, va detto, essere costretti ad imparare a memoria vita e opere di un autore è come subire una tortura, una condanna...



non si può apprezzare niente... musica, letteratura, e ogni forma di arte, sotto la pressione dell'interrogazione e della sufficienza...
io sono sicuro che, se venissero messi su un piano di studi scolastico, nemmeno i Beatles riuscirebbero a rimanere simpatici...
pensate di dover imparare a memoria, obbligatoriamente, tutte le comiche di Stanlio e Ollio... non avremmo certo di che ridere...



e anche lui, il vecchio amico di questa sera, tra i banchi di scuola, risulta trasformato... stucchevole, assurdo e anche ingenuo...
ma i suoi lavori furono addirittura pubblicati nella rivista ufficiale della scuola, "Le Moniteur de l'Enseignement secondaire"...
Georges Izambard gli fece conoscere e comprendere le opere di autori come Rabelais, Hugo, de Banville e i parnassiani...

Era un ragazzo, il nostro vecchio amico sempre in fuga da casa, sempre in cerca di chissà che cosa, sempre ragazzo, per sempre...
scrisse di stelle e di notti: Où, rimant au milieu des ombres fantastiques... e anche Rêvé pour l'hiver, Au Cabaret-Vert, La Maline...
scrisse Ma Bohème di notte... Me ne andavo, i pugni nelle tasche sfondate, anche il mio cappotto era diventato ideale....
ebbe preghiere calde come escrementi di un vecchio colombaio, solo, come quando si ingollò con cura tutti i suoii sogni...
visse nella Parigi stremata dei giorni della Comune, tra Thiers e Picard, due ladri d'eliotropi, li vide in quell'alba indimenticabile!...
e rimase sdraiato tra i giaggioli Fauvrè a fare delle sue ciglia acquedotti intanto che starnutisce forte fino a sangue, sniffando pepe...



visse la primavera di quei deliranti culi al vento: Sèvres, Meudon, Bagneux, Asnières nei loro lunghi interminabili accosciamenti...
nell'ombra di corridoi dalle tinte ammuffite passando faceva boccacce... i due pugni all'inguine, per pararsi bene i coglioni...
d'estate soprattutto, vinto, stupido, s'intestardiva a chiudersi nella frescura delle latrine, lì pensava, tranquillo e respirando libero....
a sette anni, componeva romanzi sulla vita del grande deserto, dove splende la Libertà rapita di foreste, soli, rive, antiche savane...



i sogni l'opprimevano ogni notte... non amava Dio, ma gli uomini che nelle serate, vedeva rientrare nel sobborgo con tre rulli di tamburo
il suo cuore è un folle Robinson in un romanzo... dorme nel sole, la mano sul suo petto, tranquillo... un bambino cresciuto....
diceva: A diciassett'anni non si può esser seri. Una sera, al diavolo birre e limonata e gli splendenti lumi di chiassosi caffè!



Te ne vai sotto i verdi tigli a passeggiare. Com'è gradevole il tiglio nelle sere di Giugno! annusi il vento che porta aromi di birra e di vino...
anche lui, come tutti gli altri protagonisti della storia della letteratura, si rivela una piatta figurina impolverata... duro da ingollare...
e non c'è nessuno di noi che ricordi di non aver provato tanta di quella noia e nessun buon ricordo sedimentato nella nostra mente...
eppure la sua vita così breve, i suoi ultimi anni nascosti tra le nebbie del mistero, sarebbero più che sufficienti a farne un mito...
lui, è considerato uno dei più grandi poeti dell’Ottocento francese insieme a Verlaine e Baudelaire, un genio assoluto della poesia...



pensare che, per la gran parte della sua vita non si occupò affatto di poesia, semmai del suo esatto opposto: il commercio....
ha smesso di scrivere quando qualcuno ancora non sa nemmeno mettere insieme oggetto e complemento oggetto, per dire...
ha smesso di scrivere a 21 anni... poi ha viaggiato in lungo e in largo per la Francia in compagnia di Verlaine, il suo amante...
ammorbato dalla noia del mondo delle lettere e dei suoi stucchevoli salotti con quartetto d'archi di sottofondo, decise di mollare tutto
abbandonò tutto e partì per l’Africa.... e lì, tra l’Eritrea, l’Etiopia e lo Yemen, vivrà l’ex giovane promessa della poesia francese...
non scriverà più poesie, e si metterà a commerciare avorio, caffè, pellame, oro, persino armi e - secondo qualcuno, addirittura schiavi...



Arthur Rimbaud è morto a Marsiglia il 10 novembre 1891... aveva 37 anni...
Arthur Rimbaud era un altro Peter Pan... "e c'è un dio che ride sulle tovaglie di damasco degli altari
nell'incenso e nei grandi calici d'oro, che s'addormenta cullato dagli Osanna... e si risveglia, quando madri chine sulla loro angoscia
piangendo sotto i vecchi cappelli neri, gli danno un soldo legato nel loro fazzoletto."......

il mio amico Rino

mio fratello è ancora
oggi figlio unico







Sì, la mia idea era quella di un mondo senza neanche un Dio: dove il coglione ero io...
se verso le sette non mi avesse chiamato mia figlia per ricordarmi di una cosa della quale mi ero dimenticato, ora non sarei qua...
avevo deciso di starmene da solo, davanti a un caminetto spento, a pensare a me, con qualche sigaretta e un bicchiere di vino...
e ciò pensato su fino a un quarto d'ora fa, alle parole di mia figlia... allora, ho cercato alcune cose che avevo sul computer...
e adesso sono qua, così, per raccontarvi a modo mio, e farvi ripensare a un amico che da tanto tempo non c'è più...



stamattina, nel freddo gelato di un inverno in anticipo, Anna s'è alzata presto, ha guardato fuori dalla finestra,
e ha sorriso....
c'era già gente in strada, che camminava in improbabili cappotti destinati a un'altra stagione, che camminava verso la loro vita...
stamattina per Anna era una mattina diversa dalle altre mattine dell'anno, di ogni anno... stamattina aveva il cuore in apnea...
s'è vestita con l'ansia di chi ha un appuntamento con un amore, o un amico dei tempi di quand'era ragazzina, in un'altra città...
Roma, stamattina, era diversa, per Anna... Roma era un'altra città, un'altra faccia... Roma, stamattina, era un mare di ricordi...

 
di quei ricordi che l'anima non li regge, e il cuore sa batterti forte come fosse un tamburo suonato in pianure di sabbia d'Africa....
di quei ricordi che ti riportano lontano lontano, dove i tuoi occhi hanno lasciato una fotografia da destinare al cuore e a te, soltanto...
stamattina, Anna è uscita di casa con il cuore che batteva forte, aveva un appuntamento, come chi ha da vedere il suo grande amore...
e non vede l'ora di abbracciarlo, di prendergli le mani e guardarlo negli occhi, così da fargli parlare il suo cuore e la sua anima...
Anna sale in macchina, ha quel sorriso sulle labbra e negli occhi, di chi ha trovato un po' di pace in questo mondo fottuto...


Anna, stamattina, ha portato dei fiori su una tomba... che lì accanto ha un banchetto con un quaderno nel quale si lascia un ricordo...
quei quaderni a righe larghe, Anna li raccoglie e li custodisce nella stanza dei ricordi di un appartamento che ha il colore del miele...
in quella stanza tu ci puoi trovare un cappello a cilindro o scarpe da ginnastica o una sciarpa e il cuore largo di un poeta...
Mi fa sempre un po' male entrare qua dentro, il dolore non è mai passato, fa Anna, se le chiedi qualcosa e lo fai col sorriso....
ora, Anna scorre con le mani le corde delle chitarre, compagne di vita di quel giovane venuto da Crotone, amico dei ultimi...



amico e paladino degli sfruttati, di chi vive in baracca e di chi si suda il salario... amico di tutti, con una sensibilità come pochi...
se vuoi, Anna ti fa vedere i suoi 33 giri, quelli dei Beatles, di Elvis Presly, Billy Joel, Mia Martini, musica di ogni tempo e genere...
Davvero, il tempo sembra fermarsi dentro quella piccola stanza dove non c'è quasi spazio per muoversi, pieno di ricordi e cuore...
messaggi scritti sui muri e quel tavolino che Anna ha portato: sopra un quaderno con i messaggi lasciati dai suoi amici....
è dal 1986 che Anna raccoglie i quaderni e li tieni cari, come messaggi arrivati su cartoline venute da un altro mondo...
perché la notte del 2 giugno di più di trent'anni fa, il cuore di Anna s'è fermato assieme a quello di suo fratello, quella primavera...
stasera, qualcuno imbraccerà  la chitarra e con un po' di emozione inizierà a intonare....


stasera, ci saranno ragazzi emozionati, ragazzi di cinquant'anni, ragazzi di allora....   
stasera, assieme ad Anna, ci saranno ragazzi invecchiati, ma non vinti... non vinti...   
stasera, ci saranno vecchi amici che si ritroveranno per non morire, per non morire mai...
stasera, troverete qualche nota, un accordo di anni fa, e ci soffrirete il giusto, e lo capirete....
stasera, torneremo a una mattina di trent'anni fa e passa... e ci ritroveremo, come ieri...
e stasera, ritroveremo qualcosa che abbiamo messo via, la nostra anima, un po' malmessa...


stasera ripenseremo a ciò che eravamo e aò che siamo diventati... e ci rincoglioniremo di ricordi, persi fottuti in qualche angolo...
perché, quello che noi siamo diventati poi, non è esattamente quello che sognavamo di diventare, semmai avessimo dei sogni...
perché, alla fine, con occhi invecchiati, e tristi per le tante cose sopportate, sapremo chiuderci in noi stessi, e forse capire...
e non c'è angolo migliore di quello in cui possiamo rannicchiarci un attimo, e provare a capire, o perlomeno provarci, a farlo...


Anna, occhi grandi, sorriso dolce, stasera avrà messo il cuore a riposo, per altri giorni....
Anna, stasera, avrà gli occhi che guardano lontano... lontano, dove nemmeno l'eco ha qualcosa da raccontare.......
Rino Gaetano, oggi, avrebbe compiuto 62 anni.... ovunque sia, ovunque sia, io ora gli mando un sorriso...................
Un solo sentimento, un vero sentimento per trovare il coraggio di ridare un'occhiata al mondo..........................