lunedì 7 gennaio 2013

quel tempo senza più tempo

era l'idea che se le cose le vuoi cambiare devi cominciare a farlo te





Eccoci qua, in un tempo così caotico e corrotto in cui da un giorno all'altro ci può succedere di tutto...
ma quanti sono i dischi che, quasi a prescindere del loro effettivo valore in termini assoluti, possono essere considerati realmente storici?
quanti dischi possono vantarsi di aver realmente scavato un solco tra epoche musicali agendo da spartiacque tra un'epoca e un’altra?
vabbè, pochi...e a voler svolgere un lavoro di selezione, credo che il numero di album si conterebbero sulle dita delle mani o poco più....
stasera ne prendiamo uno di questi... uno di quelli che si contano sulle dita di una mano... un album che ha aperto una nuova epoca...
In the court of the Crimson King (1969)
Siamo nel 1969... momento di grandi mutamenti culturali, sociali e scientifici... si stava lavorando ai preparativi per gli anni '70...
siamo nel 1969... la società stava vivendo un momento di incertezza profonda, il mondo stava alla finestra per cercare di capire...
profonda incertezza, sospesa tra le istanze giovanili di rinnovamento intellettuale il nuovo, diverso ruolo dell'uomo nella società...
quell'impatto micidiale, quel comportamento così diverso, stava producendo sulle generazioni precedenti, solo incapacità di capire...
succede sempre... le generazioni precedenti sono quasi sempre incapaci di interpretare il cambiamento, le vedi disorientate, scosse...


perchè non è mai facile trovarsi alle prese con lo sconvolgimento di valori dati per immutabili e rassicuranti... l'abitudine è una bestia...
i ragazzi, invece, ci provano sempre a cambiare il mondo... poi, magari non ci riesco, ma Cristo!, provare ci provano sempre...
per dire...laggiù sotto, in uno scantinato, umido, quattro ragazzi stavano preparando un disco che nessuno avrebbe mai scordato...

cover interna dell'album
Uno di loro, una mattina, arrivò in studio di registrazione che era appena l'alba, aveva delle nuove idee per il metrollon e le tastiere...
ci stava a diventare pazzo... scriveva suonava scriveva suonava cancellava scriveva suona cancellava... faceva mhhhh, e così via...
il ragazzo al metrollon andava lento su note magiche... immaginava di poter parlare col vento, come vecchi bambini nati sulla luna....
quel tempo senza più tempo era la luna conquistata, e la gente che si stava innamorando del rock suonato non più solo col cuore...
quel tempo senza più tempo era Whole Lotta Love, dove, nell'intermezzo,  l'immenso Robert Plant si mette a imitare un orgasmo...
era Abbey Road dei Beatles che chiudeva un'epoca irripetibile... ed era John Lennon e l'orgasmo simultaneo di Come together...


era quel senso indescrivibile di instabilità emotiva profonda................. e di paura per il nuovo, per andare oltre.......................
era l'idea che se le cose le vuoi cambiare devi cominciare a farlo te, non startene lì come un coglione ad aspettare che lo facciano altri
era la barba e i capelli lunghi, una voglia dannata di partecipazione, la speranza che domani potesse essere migliore... cose così...
era nobilitare l'escapismo e creare sogni nuovi, nuovi affreschi in musica... era i colletti bianchi che non ci capivano più un cazzo...
era la copertina firmata da Barry Godber che parlava davvero chiaro... era Voi non mi possedete... Voi non potete istruirmi...
era musica, rumori, distorsioni, improvvisazioni, cambi tonali improbabili, fiati sospesi, voce distorta... era una nuova epoca...
era il senso di profondo squilibrio psichico che trasmette...era la copertina dell'album che stava parlando direttamente a te....
era che, solo descriverla significa un po’ mortificarla... era 21th Century Schizoid Man....

 era i  King Crimson, un gruppo fondamentale per conoscere la linea di sviluppo della musica Progressive... era un'epoca nuova...
era il genio di Robert Fripp, i testi meravigliosi di Peter Sinfield... era un equilibrio che non ritroveranno mai più così perfetto...
era il destino di tutta l'umanità che vedo è nelle mani di idioti... era era Bach e poi Mahler...
era le pitture originali, brevi come respiri o lunghe mezz'ora, era la voglia di comunicare qualcosa al mondo, e di nuovo...
era: Fai ciò che vuoi così potrai essere pronunciata da Aleister Crowley, e Page che compra Boleskine House, da buon stregone...
era musica propedeutica alla malinconia... la magia di cose complicate e ricche di variazioni spesso difficili da interpretare....


era un epitaffio per una intera società, per un intero modello di vita....................
era i naif e gli spontanei, le persone vere come dei vecchi bambini che ascoltano zitti, nel silenzio della sera, le favole del nonno...
era la voce di Greg Lake quasi intimorita, timida... di certo davvero molto vera...
era la sognante fusione di folk medievaleggiante, musica classica, jazz e rock... la leggiadria di Mc Donald, e il tempo di Giles...


era l'oboe e il vibrafono... e una cascata di strumenti per arrivare alla corte del Re...   
eravamo noi, quando ci siamo messi una mano sul cuore e abbiamo immaginato che niente sia impossibile se tu davvero lo vuoi...
erano le piante di rose che vedevi fiorire, era il ragazzo che vedevi cambiare... eravano noi, ma un po' cambiati, forse diversi...
era il ragazzo che ancora aveva mille sogni in testa, che vestiva in modo strano, ma che aveva ancora il cuore al posto giusto, cristo!....


il mio amico Dylan

due granelli di sabbia
in un letto







Stasera io vi dico che, la palla che lanciai giocando nel parco, non è ancora scesa al suolo....
ci sono uomini che crescono prima dei loro baffi, e altri che affidano la loro vita a un volo perenne, come tanti Peter Pan...
quelli che poi, ognuno a modo loro, comsumeranno la loro vita per regalarci un attimo di felicità, sono i secondi, i Peter Pan...
John Lennon diceva Il genio è dolore... ovvero sia, il patto con noi stessi per non crescere mai è gioia, ma anche una dannazione...
sarà che alzando gli occhi al cielo, stasera, puoi ancora vedere l'idea esatta dell'amore vero, proprio lì, a nord di Cassiopea...



sarà che i Peter Pan fanno disastri midiciali nella vita civile, non sanno viverci, perché il loro mondo è dietro le Mille e una notte...
sarà che i Peter Pan hanno una nuvola come tappeto, e una foresta non è una macchia, ma sono alberi da guardare uno alla volta...
i Peter Pan sono tutti un po' matti... hanno il cuore grande e mani fatte per accarezzare e parole che sanno farsi ricordare...
i Peter Pan sono tutti un po' matti... non hanno il valore dei denaro, ma conoscono perfettamente il valore delle parole d'amore...
c'è un mio vecchio amico, che i suoi libri, me li porto dentro da quando ero ragazzo, e le sue parole spesso non mi hanno fatto dormire...


  
Se lo vedi in una stanza del mitico Chelsea Hotel... è più o meno tra le braccia dell’amante di turno, più o meno affogato dall’alcool...
è stato un trickster malsano, un dio-bambino capriccioso e perennemente infoiato che collezionava più défaillances che successi...
un fermo-immagine di sublime teatralità: solo così poteva congedarsi dal mondo l’artista vissuto nella totale dissipazione di se stesso
l’accanimento da gran cerimoniere istrionico della dépense, lui, antico, emulando Edgard Allan Poe e preconizzando John Belushi...
a 39 anni, si disse: un buffone selvaggio ed egoista, un uomo tra i più sgradevoli e fascinosi che fosse dato d’incontrare sulla terra...

uno che faceva innamorare... uno che magari era meglio non frequentare, privo com’era delle più elementari norme di educazione....
re dei bugiardi, un universo di smodati narcisismi e di impalpabili pregi, capace di sfruttare ogni occasione per fini biechi e privati...
uno eternamente sul lastrico, un piagnone...uno che non si faceva scrupolo di sfruttare ogni episodio, anche il più risibile e banale...
uno che millantava storie incredibili come Genet e coltivava estenuati estetismi alla Wilde e sprofondava in deliri alcolici alla Fitzgerald
un bohémien irritante ed ultrafamilistico, uno scapigliato, ma con juicio, che pasceva nel suo animo insospettabili e forti nostalgie...
un vigliacco, ecco, uno che per mascherare la propria pavidità preferiva rifugiarsi sotto “la pila sassosa e scivolosa delle parole”....



uno che andava protetto dagli altri e soprattutto da se stesso, piagnucolone e logorroico quando era ubriaco, troppo spesso, sempre
apolitico, obiettore di coscienza per viltà, non per idealità, uno che ringraziava gli amici che lo ospitavano rubandogli argenteria e vestiti
uno che si prendeva volentieri a schiaffi e pugni con la moglie Catlin, avendone puntualmente la peggio, un padre distratto, troppo...
uno che nel caos cominciava e terminava ogni sua giornata, che regolarmente spendeva gli anticipi che gli editori gli concedevano...

"Mai e poi mai, figlia mia che cavalchi in lungo e in largo nella terra delle fiabe del focolare, e per incanto addormentata".....
"devi temere o credere che il lupo con un cappuccio bianco-agnello, saltelloni e belando rozzo e allegro balzerà su di te".....



 

diceva: Dentro di me, dentro di me, cristo!, albergano da sempre una bestia, un angelo ed un pazzo... sono lontani e vicini....
Dentro di me, ci sono una bestia, un angelo ed un pazzo, la mia indagine riguarda le loro opere, il mio problema è soggiogarli vittorioso
eppure questo ricettacolo di vizi e negatività, questo personaggio che sembrerebbe così impossibile, era un genio, lo era, perdio...
lui, dalla vita talmente disperata ed eccessiva da apparire persino grottesca, è stato l’autore di alcuni fra i più perfetti racconti del’900...
ha cambiato la storia della lirica moderna, con le sue poesie, tutte scritte da novello Rimbaud di Cwmdonkin Drive, in giorni bui e persi.


Le sue liriche sono una sarabanda di miti biblici e di panteismi sensuali, di bisticci di suoni e ritmi frenetici, una giostra di giochi fonetici
nessuna sorpresa, quindi, se dopo la morte, ma anche in vita, critiche, pettegolezzi, memorie e biografie si sono accumulate....
oggi, a quasi 60 anni dalla sua morte, resta uno dei miei miti, tra i più tenaci ed incensati della controcultura novecentesca, uno di noi...
Kurt Cobain ne ha rubato i versi... i Beatles lo hanno ritratto nella storica copertina di Sgt. Pepper... Bob Dylan gli deve il nome...
è morto a 39 anni, distrutto dall'alcol... ma il suo linguaggio magico, tra bardi e poesia visionaria, è davvero unico, il suo...
ha scritto poche cose, tra una sbornia colossale e renne sulle nubi che di notte sorvolavano i pagliai e addii tra camini e ciminiere...
le sue poesie sono assolute, devi entrarci dentro, con le scarpe con il cuore con la testa e con l'anima, altrimenti vai a passeggiare...
le sue parole hanno la potenza del rombo del mare e la dolcezza smisurata della fame degli uccelli nei campi e del pane appena fatto
i suoi versi sono granelli di sabbia nel letto, le lacrime degli occhi, la curva della bocca nuda e il sorriso sopra i baffi....
era un Peter Pan... che nel paese di tanto tempo fa, aprì la porta nera, e corse veloce come il vento dietro il volo di fiamma...
Dylan Thomas è morto a New York nel 1953... un altro mondo...            
Dylan Thomas, un Peter Pan che corse veloce come il vento dietro il volo di fiamma..................


 

il mio amico Arthur

c'è un dio che ride
sulle tovaglie di damasco







Quanto a me, non so spiegarmi meglio del mendicante coi suoi continui Pater e Ave Maria.
Io non so più parlare!... 
La maggior parte degli scrittori e dei libri che vengono fatti studiare nei tempi di scuola, per tutti noi diventano una dannazione....


è talmente vecchio e consunto il modo di insegnare che non c'è ragazzo che ami Manzoni, Foscolo, Leopardi e via dicendo...
credo che Manzoni, Foscolo, Leopardi e via dicendo siano incazzati neri, con i professori e le professoresse, li odiano proprio...
d'altra parte, va detto, essere costretti ad imparare a memoria vita e opere di un autore è come subire una tortura, una condanna...



non si può apprezzare niente... musica, letteratura, e ogni forma di arte, sotto la pressione dell'interrogazione e della sufficienza...
io sono sicuro che, se venissero messi su un piano di studi scolastico, nemmeno i Beatles riuscirebbero a rimanere simpatici...
pensate di dover imparare a memoria, obbligatoriamente, tutte le comiche di Stanlio e Ollio... non avremmo certo di che ridere...



e anche lui, il vecchio amico di questa sera, tra i banchi di scuola, risulta trasformato... stucchevole, assurdo e anche ingenuo...
ma i suoi lavori furono addirittura pubblicati nella rivista ufficiale della scuola, "Le Moniteur de l'Enseignement secondaire"...
Georges Izambard gli fece conoscere e comprendere le opere di autori come Rabelais, Hugo, de Banville e i parnassiani...

Era un ragazzo, il nostro vecchio amico sempre in fuga da casa, sempre in cerca di chissà che cosa, sempre ragazzo, per sempre...
scrisse di stelle e di notti: Où, rimant au milieu des ombres fantastiques... e anche Rêvé pour l'hiver, Au Cabaret-Vert, La Maline...
scrisse Ma Bohème di notte... Me ne andavo, i pugni nelle tasche sfondate, anche il mio cappotto era diventato ideale....
ebbe preghiere calde come escrementi di un vecchio colombaio, solo, come quando si ingollò con cura tutti i suoii sogni...
visse nella Parigi stremata dei giorni della Comune, tra Thiers e Picard, due ladri d'eliotropi, li vide in quell'alba indimenticabile!...
e rimase sdraiato tra i giaggioli Fauvrè a fare delle sue ciglia acquedotti intanto che starnutisce forte fino a sangue, sniffando pepe...



visse la primavera di quei deliranti culi al vento: Sèvres, Meudon, Bagneux, Asnières nei loro lunghi interminabili accosciamenti...
nell'ombra di corridoi dalle tinte ammuffite passando faceva boccacce... i due pugni all'inguine, per pararsi bene i coglioni...
d'estate soprattutto, vinto, stupido, s'intestardiva a chiudersi nella frescura delle latrine, lì pensava, tranquillo e respirando libero....
a sette anni, componeva romanzi sulla vita del grande deserto, dove splende la Libertà rapita di foreste, soli, rive, antiche savane...



i sogni l'opprimevano ogni notte... non amava Dio, ma gli uomini che nelle serate, vedeva rientrare nel sobborgo con tre rulli di tamburo
il suo cuore è un folle Robinson in un romanzo... dorme nel sole, la mano sul suo petto, tranquillo... un bambino cresciuto....
diceva: A diciassett'anni non si può esser seri. Una sera, al diavolo birre e limonata e gli splendenti lumi di chiassosi caffè!



Te ne vai sotto i verdi tigli a passeggiare. Com'è gradevole il tiglio nelle sere di Giugno! annusi il vento che porta aromi di birra e di vino...
anche lui, come tutti gli altri protagonisti della storia della letteratura, si rivela una piatta figurina impolverata... duro da ingollare...
e non c'è nessuno di noi che ricordi di non aver provato tanta di quella noia e nessun buon ricordo sedimentato nella nostra mente...
eppure la sua vita così breve, i suoi ultimi anni nascosti tra le nebbie del mistero, sarebbero più che sufficienti a farne un mito...
lui, è considerato uno dei più grandi poeti dell’Ottocento francese insieme a Verlaine e Baudelaire, un genio assoluto della poesia...



pensare che, per la gran parte della sua vita non si occupò affatto di poesia, semmai del suo esatto opposto: il commercio....
ha smesso di scrivere quando qualcuno ancora non sa nemmeno mettere insieme oggetto e complemento oggetto, per dire...
ha smesso di scrivere a 21 anni... poi ha viaggiato in lungo e in largo per la Francia in compagnia di Verlaine, il suo amante...
ammorbato dalla noia del mondo delle lettere e dei suoi stucchevoli salotti con quartetto d'archi di sottofondo, decise di mollare tutto
abbandonò tutto e partì per l’Africa.... e lì, tra l’Eritrea, l’Etiopia e lo Yemen, vivrà l’ex giovane promessa della poesia francese...
non scriverà più poesie, e si metterà a commerciare avorio, caffè, pellame, oro, persino armi e - secondo qualcuno, addirittura schiavi...



Arthur Rimbaud è morto a Marsiglia il 10 novembre 1891... aveva 37 anni...
Arthur Rimbaud era un altro Peter Pan... "e c'è un dio che ride sulle tovaglie di damasco degli altari
nell'incenso e nei grandi calici d'oro, che s'addormenta cullato dagli Osanna... e si risveglia, quando madri chine sulla loro angoscia
piangendo sotto i vecchi cappelli neri, gli danno un soldo legato nel loro fazzoletto."......

il mio amico Rino

mio fratello è ancora
oggi figlio unico







Sì, la mia idea era quella di un mondo senza neanche un Dio: dove il coglione ero io...
se verso le sette non mi avesse chiamato mia figlia per ricordarmi di una cosa della quale mi ero dimenticato, ora non sarei qua...
avevo deciso di starmene da solo, davanti a un caminetto spento, a pensare a me, con qualche sigaretta e un bicchiere di vino...
e ciò pensato su fino a un quarto d'ora fa, alle parole di mia figlia... allora, ho cercato alcune cose che avevo sul computer...
e adesso sono qua, così, per raccontarvi a modo mio, e farvi ripensare a un amico che da tanto tempo non c'è più...



stamattina, nel freddo gelato di un inverno in anticipo, Anna s'è alzata presto, ha guardato fuori dalla finestra,
e ha sorriso....
c'era già gente in strada, che camminava in improbabili cappotti destinati a un'altra stagione, che camminava verso la loro vita...
stamattina per Anna era una mattina diversa dalle altre mattine dell'anno, di ogni anno... stamattina aveva il cuore in apnea...
s'è vestita con l'ansia di chi ha un appuntamento con un amore, o un amico dei tempi di quand'era ragazzina, in un'altra città...
Roma, stamattina, era diversa, per Anna... Roma era un'altra città, un'altra faccia... Roma, stamattina, era un mare di ricordi...

 
di quei ricordi che l'anima non li regge, e il cuore sa batterti forte come fosse un tamburo suonato in pianure di sabbia d'Africa....
di quei ricordi che ti riportano lontano lontano, dove i tuoi occhi hanno lasciato una fotografia da destinare al cuore e a te, soltanto...
stamattina, Anna è uscita di casa con il cuore che batteva forte, aveva un appuntamento, come chi ha da vedere il suo grande amore...
e non vede l'ora di abbracciarlo, di prendergli le mani e guardarlo negli occhi, così da fargli parlare il suo cuore e la sua anima...
Anna sale in macchina, ha quel sorriso sulle labbra e negli occhi, di chi ha trovato un po' di pace in questo mondo fottuto...


Anna, stamattina, ha portato dei fiori su una tomba... che lì accanto ha un banchetto con un quaderno nel quale si lascia un ricordo...
quei quaderni a righe larghe, Anna li raccoglie e li custodisce nella stanza dei ricordi di un appartamento che ha il colore del miele...
in quella stanza tu ci puoi trovare un cappello a cilindro o scarpe da ginnastica o una sciarpa e il cuore largo di un poeta...
Mi fa sempre un po' male entrare qua dentro, il dolore non è mai passato, fa Anna, se le chiedi qualcosa e lo fai col sorriso....
ora, Anna scorre con le mani le corde delle chitarre, compagne di vita di quel giovane venuto da Crotone, amico dei ultimi...



amico e paladino degli sfruttati, di chi vive in baracca e di chi si suda il salario... amico di tutti, con una sensibilità come pochi...
se vuoi, Anna ti fa vedere i suoi 33 giri, quelli dei Beatles, di Elvis Presly, Billy Joel, Mia Martini, musica di ogni tempo e genere...
Davvero, il tempo sembra fermarsi dentro quella piccola stanza dove non c'è quasi spazio per muoversi, pieno di ricordi e cuore...
messaggi scritti sui muri e quel tavolino che Anna ha portato: sopra un quaderno con i messaggi lasciati dai suoi amici....
è dal 1986 che Anna raccoglie i quaderni e li tieni cari, come messaggi arrivati su cartoline venute da un altro mondo...
perché la notte del 2 giugno di più di trent'anni fa, il cuore di Anna s'è fermato assieme a quello di suo fratello, quella primavera...
stasera, qualcuno imbraccerà  la chitarra e con un po' di emozione inizierà a intonare....


stasera, ci saranno ragazzi emozionati, ragazzi di cinquant'anni, ragazzi di allora....   
stasera, assieme ad Anna, ci saranno ragazzi invecchiati, ma non vinti... non vinti...   
stasera, ci saranno vecchi amici che si ritroveranno per non morire, per non morire mai...
stasera, troverete qualche nota, un accordo di anni fa, e ci soffrirete il giusto, e lo capirete....
stasera, torneremo a una mattina di trent'anni fa e passa... e ci ritroveremo, come ieri...
e stasera, ritroveremo qualcosa che abbiamo messo via, la nostra anima, un po' malmessa...


stasera ripenseremo a ciò che eravamo e aò che siamo diventati... e ci rincoglioniremo di ricordi, persi fottuti in qualche angolo...
perché, quello che noi siamo diventati poi, non è esattamente quello che sognavamo di diventare, semmai avessimo dei sogni...
perché, alla fine, con occhi invecchiati, e tristi per le tante cose sopportate, sapremo chiuderci in noi stessi, e forse capire...
e non c'è angolo migliore di quello in cui possiamo rannicchiarci un attimo, e provare a capire, o perlomeno provarci, a farlo...


Anna, occhi grandi, sorriso dolce, stasera avrà messo il cuore a riposo, per altri giorni....
Anna, stasera, avrà gli occhi che guardano lontano... lontano, dove nemmeno l'eco ha qualcosa da raccontare.......
Rino Gaetano, oggi, avrebbe compiuto 62 anni.... ovunque sia, ovunque sia, io ora gli mando un sorriso...................
Un solo sentimento, un vero sentimento per trovare il coraggio di ridare un'occhiata al mondo..........................


mimì sarà

la notte che lavarono le strade









Io ho avuto tante cose care, ho avuto il senso del dolore e anche l'allegria di un uomo che ama...
c'è una frase, non so di chi, che la dice lunga: E' più facile parlare in piazza a diecimila persone che al telefono con una donna in lacrime...
noi uomini non siamo preparati per parlare con una donna... siamo troppo evasivi, disattenti, a volte annoiati e arroganti...
come diceva Marcel Achard: Alle donne piacciono gli uomini taciturni, perchè credono che li stiano ad ascoltare... ecco, ecco qua...
noi uomini partiamo sempre con il piede sbagliato, quando parliamo con una donna: perché crediamo di sapere di più di tutto...
le abbiamo costrette per anni e anni in ruoli netti, precisi... difendendo la scelta con ragioni talmente assurde da essere ridicole...
ma li sentite i nostri politici?... ancora adesso si servono delle cosiddette Quote rosa per ottenere più voti, più consensi...
come se alla donna un incarico non le spettasse perché più in gamba di un uomo... ma le venisse donato quasi per carità...
una donna è donna da subito... un uomo è uomo a volte un po' prima, di solito dopo... e molto spesso non lo diventa mai...


la nostra dannata indole di eterni ragazzini, fa si che una donna sia sempre più adulta di un uomo... più concreta, più realista...
una donna innamorata si fa più bella, più solare, più luminosa, meravigliosa... un uomo, quando si innamora, rincoglionisce...
l'uomo è un eterno Peter Pan, rimane spesso in volo, e si perde... la donna no, la donna ha la forza di prenderti per la mano...
la donna ha la forza di prenderrti per la mano e di non farti volare via, perché tutto questo sarebbe assurdo, e inutile...
per noi uomini, troppo pieni di noi stessi, se una donna che oggi fa la madre di famiglia e quindi rinuncia a lavorare, sbaglia...
per noi uomini, troppo pieni di noi stessi, se una donna che oggi lavora e rinuncia a fare la madre di famiglia, sbaglia...



per noi uomini, troppo pieni di noi stessi, se una donna cerca contemporaneamente di lavorare e di fare la madre di famiglia, sbaglia...
per noi uomini, troppo pieni di noi stessi, una donna, qualunque scelta faccia, sbaglia comunque... l'uomo no, non sbaglia mai...
e, ancora oggi, per ottenere un ruolo che le spetterebbe perchè più Brava, quel ruolo, una donna, deve averlo... per legge...  è assurdo...
c'è una frase che ricordo di Denis Diderot, molto bella: Quando si scrive delle donne, bisogna intingere la penna nell'arcobaleno...
Domenica era nata in Calabria... era una donna tormentata, violentata, delusa, distrutta nell'anima dalla stupidità degli uomini...
la notte che prese il volo, e si liberò di tutte le miserie di questo assurdo mondo, era sola, aveva 48 anni... ed era da sola...
gli altri, tutti gli altri, le avevano voltato le spalle da tempo... molti da più di dieci anni: per delle puttanate, ma tremende...
impresari, discografici, colleghi: molti sogghignavano partecipando a quel gioco circolare di calunnie dettagliate, meschine...
altri si dimostravano impauriti dal contatto anche soltanto visivo con quella povera ragazza marchiata: dispensatrice di calamità...



qualcuno disse che avesse dei debiti quando morì... qualcun altro disse che le streghe non muoiono mai... qualcuno la pianse...
qualcuno tirò giù i conti della serva, e cominciò a sparare numeri, cifre, soldi, quattrini... qualcuno disse: Non è il momento...
diceva: «Nessun maschio accetta il ruolo di principe consorte, e così si resta senza amore»... quando morì morì da sola...
dell'uomo che amava da sempre disse: «Avrei voluto un figlio, lui no, non gli andava. E in fondo non gli andava neppure che cantassi»...
era bella Domenica... Mimì... aveva gli occhi profondi come il mare e tristi come un lago... era dolce, Domenica, era dolce davvero...
diceva: «Meglio essere sospettati di avere l’Aids, si può dimostrare il contrario con un test. Ma per la jella cosa si fa, una radiografia?»...
aveva la voce profonda e scura come un pozzo di campagna... e dentro ai suoi occhi ci potevi vedere la disperazione del mondo...
la notte che Mimì  prese il volo era una bella notte di maggio, dove anche per morire ci vuole tanto, troppo coraggio...



si mise sul letto, a piedi nudi, alle orecchie aveva la cuffia del walkman: da dove ascoltava una delle sue indimenticabili canzoni...
la notte che Mimì prese il volo, il cielo ne fu di certo felice... mentre quaggiù, gli uomini persero qualcosa di cui non sapevano davvero...
la notte che Mimì prese il volo, era sola... tristemente sola,  un braccio allungato verso il telefono, trovata due giorni dopo dall’autista...
si disse che avesse preso troppi farmaci, che il cuore non avesse sopportato e che si fosse appena appena spaccato, un niente...
si disse che era proprio un niente... un niente al confronto con tutto quello che aveva dovuto ingoiare nella sua fottuta vita...
la notte che Mimì prese il volo, ripensò a quel suo amore eterno, al suono da minuetto dei suoi vent'anni, e a un mondo migliore...
la notte che Mimì prese il volo, ripensò al suono da minuetto dei suoi vent'anni...
quando hai vent'anni non ti puoi risparmiare devi occuparti del mondo, è lì che aspetta la tua spinta per cambiare...


mercoledì 2 gennaio 2013

Non per un dio, ma nemmeno per gioco

il mio amico Fabrizio









Io come persona, con i miei sentimenti e con i miei traguardi quasi mai raggiunti................................
in quel piccolo villaggiosperso nel Middle West americano, lui doveva essere visto come una dannazione, una dannazione...
tra le case del piccolo villaggio di Spoon River, Lee Masters era visto come un accidente, uno che aveva rotto le uova nel paniere...
la faccenda che, quel mezzo matto d'un avvocato di provincia, tirò fuori suscitò un gran casino, che poi è durato per anni...
pare che in quello sperduto villaggio dell'Illinois, il nostro avvocato non venne ben accolto: magari solo perché era un avvocato...
ma lui se la prese... vedeva i suoi colleghi lavorare senza nemmeno il tempo per pisciare, e lui era lì a rigirarsi le dita e tutto...
insomma, i clienti scarseggiavano allo Studio legale Masters... e lui, da ficcanaso degno di nota, si appuntava ogni cosa che vedeva...
mettiamoci pure che il nostro avvocato era un curioso, uno con il pallino per i cazzi degli altri, e mettiamoci che di cazzi ce n'erano...
come in ogni paese, a Spoon River se ne facevano di cotte e di crude... e lui, l'avv. Masters era uno a cui piaceva indagare...
così, prese ad appuntarsi certe chiacchiere, certe chiacchiere di certi ricordi senti per puro caso da qualcuno che aveva sentito dire...
le voci corrono, si dice, e lì, a Spoon River, sembra d'essere al Mugello, per dire... e lui era lì, pronto, con il suo retino...
prendeva 'ste curiosità e le metteva in un cassetto... a caso, così, come sassi buttati in uno stagno, come caramelle sul vetro...
avrebbe potuto lasciare quei sassi sul fondo dello stagno, e tutto sarebbe finito lì, come capita spesso nella politica e negli affari...
macchè, il nostro avv., una sera d'inverno, che fuori non c'era un'anima in giro a pagarla a peso d'oro... aprì quel fottuto cassetto...
certi bigliettini raccontava storie belle, ricordi che fanno male all'anima se li tieni troppo vicini agli occhi, cose del cuore, ecco...
certi bigliettini parlavano di storie tristi, amare, che ti facevano un male boia a tenerli troppo vicino agli occhi, un certo dolore...
certi altri, invece, erano di una goduria unica... roba da sbellicarsi dalle risate, da far saltare il banco, per dire, cose da non dire...
quella sera d'inverno, quando aprì quell'accidente di cassetto, ci vide, in quei biglietti, degli epitaffi: parole vere di gente morta...
e le vedeva il nostro avv:, le vedeva quelle parole scritte sulle pietre tombali... incise sulla pietra: la verità dei morti di Spoon River...
l'idea dell'epitaffio era micidiale... poteva scrivere poche frasi e far dire di tutto a quel personaggio... smentire dicerie e storie false...
era l'occasione di avvicinare, per contrasto, tutti quei morti, che si erano amati, odiati, sfruttati, traditi, derubati, ammazzati...
era riportare in vita con le loro parole, inseguitori e inseguiti, i morti eroici e i figli degeneri, le puttane e gli scopatori a delinquere...
molti di loro stavano lassù, a dormire in una collina, in un piccolo cimitero sperduto, pieno d'erbacce e di pietre rose dal vento...
usò l'arma della metafora per i migliori epitaffi, e Griffy il bottaio, così, potrà rivelare i suoi grandi segreti in una frase segreta...
quando, nel 1915, il libro uscì, be', vi lascio immaginare cosa avrebbero fatto al nostro avv. quelli di Spoon River...
uno dei nostri più grandi cantautori italiani, che non chiamo poeta per suo volere, 41 anni fa ci fece un disco da quel libro...
prese 8 personaggi e il cimitero stesso, quelli più adatti alla sua idea e immaginazione, e ci scrisse su 9 canzoni memorabili...
disse: In quei personaggi ci trovavo qualcosa di me... portò la cosa alla Pivano, grande persona del nostro tempo, e lei disse: Sì...
c'andò imbarazzato, con la vergogna che i grandi hanno sempre delle loro opere... le cantò a cappella, la chitarra era fuori dalla porta...
il disco che uscì in quel 1971 si chiamò Non al denaro, non all'amore né al cielo... lui, era Fabrizio De André...
La collina parla della miseria, di chi è morta d'aborto o d'amore, chi in un bordello per le carezze di un animale, o per uno strano male
La collina parla di chi adesso dorme sulla collina del cimitero di Spoon River...




Un matto è l'epitaffio di Frank Drummer, creduto folle perché non riusciva a comunicare i suoi pensieri attraverso il linguaggio...
Un matto è la canzone ognuno può riconoscere il vero personaggio presente in ogni realtà sociale....




Un giudice è la storia di Selah Lively, un nano che diventa giudice e si vendica della sua infelicità attraverso il potere di giudicare...
Un giudice mostra come l'opinione che gli altri hanno su di noi ci crei disagio e sconforto...





Un blasfemo è la storia di Wendell P. Bloyd che accusa Dio di aver negato all'uomo la Verità per paura che ormai non avesse padroni
Un blasfemo parla di qualcuno, un Dio, che ci costringe a sognare in un giardino incantato...



Un malato di cuore è la storia di Francis Turner, che muore per la troppa emozione non appena conosce le labbra di una donna...
Un malato di cuore vince l'invidia attraverso l'amore che gli regala un momento di felicità prima della morte...




Un medico storia di Siegfried Iseman che vuol curare la povera gente ma è costretto per vivere a vendere pozioni miracolose...
Un medico è la storia di chi finisce in prigione additato, a torto, da tutti come imbroglione e ciarlatano...


Un chimico è la storia di Trainor, il farmacista, che non capisce le unioni tra uomini e donne ma capisce e ama le unioni tra gli elementi
Un chimico che muore in un esperimento sbagliato «proprio come gli idioti  che muoion d'amore»...



Un ottico è la storia di Dippold, l'ottico che vuole fare occhiali speciali che sappiano mostrare panorami insoliti, colorati...
Un ottico è stato interpretato come metafora di un venditore di droghe allucinogene, di LSD... 


Il suonatore Jones è l'unica canzone che riporta lo stesso titolo della poesia del libro, così come tradotta da Fernanda Pivano...
Il suonatore Jones è lui che offrì la faccia al vento, la gola al vino e mai un pensiero non al denaro non all'amore né al cielo...


i personaggi di Spoon River si esprimono con sincerità, perchè oramai non hanno più niente da aspettarsi...
i personaggi di Spoon River si esprimono con sincerità, perchè oramai non hanno più niente da perdere...
e così parlano, raccontano, rivelano, svelano, da morti, finalmente, come da vivi non sono mai stati capaci di fare davvero..............

sabato 29 dicembre 2012

nella bottega dei sogni persi


oltre la porta,
prima di tutto







E' vero, c'è un momento in cui ti pare sia finito il tuo viaggio, hai messo tutto a posto...
stasera vi porto con me in una bottega che c'era fino a qualche anno fa, la bottega dei sogni persi... persi per sempre...
fino a un paio d'anni fa, Claudio teneva aperta una bottega di vecchi libri, tu entravi lì dentro, e uscivi dal mondo...
era una di quelle botteghe con gli scaffali fuori tempo, rimediati e tirati su a fil di ferro... c'era polvere e un gran casino...
c'erano i libri, però... messi in un ordine che sono Claudio conosceva, ma quella babilonia aveva un suo fascino, ecco...



 

potevi trovare una vecchia edizione di Guerra e Pace accanto a una pila di giornali pornografici e subito dopo Dylan Dog...
negli ultimi tempi ci ritrovavamo, sempre gli stessi, più a imparare la nostalgia che a comprare qualche libro...
sapere che quel matto d'un anarchico di Claudio avrebbe tirato giù la serranda per sempre era un po' come morire...
in quella bottega dei libri e dei sogni mai persi, abbiamo imparato a non perderci, a parlarci col fiato di sigarette in bocca...
c'era l'autista volontario di ambulanze, con la fissa per i numeri uno dei fumetti, che arrivava sempre dopo le sei di sera...
c'era la signora del primo piano che stava sempre affacciata con i seni in mostra, e Claudio che tirava giù battute dure...



 


c'era il muratore che arrivava di sabato mattina, che ritirava una busta con un film hard, pagava e andava non si sa dove...
c'era una tenda, oltre la quale ci stavano, buttati a caso, migliaia di libri, lì dentro c'era l'odore delle cose perdute, per dire...
Claudio era sempre contro... contro il governo, la polizia, la moglie, i muri, il vento... bastian contrario senza speranza...
teneva accanto a se sempre una bottiglia di birra Moretti.... qualche sera andava via di testa, ed erano cazzi amari...
cazzi amari per chi gli capitava sotto tiro, ecco... Claudio vendeva libri usati, ma, per venderli appunto, li comprava anche...
in certe sere era una cosa impossibile, il vecchio Claudio: se andavi a rifilargli qualcosa che non vedeva bene, ti massacrava...
è capitato spesso... vedere arrivare qualcuno con due o tre bustate di libri e altro... Ho queste cose da vendere, diceva il tipo...



 

Claudio, ingollava un sorso di Moretti, apriva le buste, tirava su quel che c'era, e diventava una scena da film comico...
partiamo col dire che, quella sera, in quel momento non avrebbe comprato nemmeno la Gioconda a prezzo da saldo cinese...
poi, se putacaso tirava su cose tipo Moccia e compagnia, iniziava a scrollare la testa e a dire Nonnonnnonnno, niente niente...
era terribile Claudio, diceva: Queste puttanate non vanno... e il tipo: E' roba nuova, perfetta... Sono cazzate, nuove maialate, faceva lui...
il tipo allora alzava la testa, guardava gli astanti, si vergognava come un ladro, riannodava i manici delle buste e girava il culo...
ecco, quello, poteva diventare un argomento da passarci una serata: si iniziava da lì e poi si finiva parlando di Fausto Coppi...
c'era un venditore porta a porta di libri: vendeva i libri meravigliosi di Franco Maria Ricci, quando Ricci faceva l'editore...


Uno dei capolavori di Franco Maria Ricci
I libri di Franco Maria Ricci, per chi non lo sa, erano qualcosa di sublime: una magia, davvero... tiratura limitata costavano un occhio
se vi capita di trovarli, non quelli che oggi pubblicano a nome suo, altre cose, altro mondo... quelli fino a 8 o 9 anni fa, intendo...
i suoi libri erano delle opere d'arte: una meraviglia per gli occhi e per l'anima: foto appiccicate lì a mano: foto vere, ecco...
nelle sue opere d'arte, Franco Maria Ricci, ha mostrato tutto: i nostri tesori nascosti o i particolari di dipinti o dimore di prestigio...
e se riuscite a trovare in qualche bancarella i primi numeri della sua rivista FMR, acquistateli subito, me ne sarete grati, giuro...
Ascanio, venditore di libri di Franco Maria Ricci porta a porta, viveva giorno e notte dentro una camicia con cravatta inclusa...
dovete capire che un libro di Ricci costava, allora, quasi 500mila lire, un sacco di quattrini: non poteva andarci in jeans, l'Ascanio...
cosa aveva fatto?... aveva tirato giù una lista di potenziali acquirenti: gente coi soldi, solo quella: orafi, impresari funebri eccetera...
insomma, Ascanio aveva tirato giù una lista di gente arricchita, in qualche caso anche in un batter d'occhio, persone spesso sceme...
la gente arricchita, e scema, la vedi subito: è il tipo che mentre sei in fila in banca, entra, ti passa avanti e va a dar la mano al direttore
la gente arricchita, scema, entra con le maniche tirate su anche con 20 gradi sottozero... deve mostrare il nuovo Rolex, perdio...
la gente arricchita, e scema, veste in maniera pacchiana: ha speso miliardi per un giubbotto, ma puzza ancora di imbecille, ecco...
la gente arricchita, scema, arriva con il mercedes nuovo e tirato lucido... parcheggia in terza fila, scende e tira giù un paio di rutti...
ecco, Ascanio aveva tirato giù una lista di gente così: arricchita, scema, megalomane... che dei libri ancora non era a conoscenza...
ve l'ho detto: i libri di Franco Maria Ricci sono capolavori, bellissimi: hanno un bell'occhio, voglio dire, attirano, ecco...

 
ora, se tu a un arricchito, scemo, megalomane, fai vedere un libro, come libro non te lo compra di sicuro... cazzo ne fa?...
ma, se tu sei intelligente come Ascanio, a un arricchito scemo, gli vendi quel che vuoi: devi fargli vedere un libro come un oggetto prezioso
Ecco, veda, dottor Ranocchio, la seta nera delle copertine si accosta a meraviglia con le tende color oro della sua megasala...
a quel punto, Ascanio teneva per i coglioni l'arricchito, scemo, e gli vendeva l'opera completa per qualche decina di milioni di lire...


Zagor e Cico
cugina, cazzo!
insomma, 'sta faccenda non s'è ancora risolta... c'ho messo l'anima, ma ancora niente da fare: giuro, alla fine lo bacio io, cristo!
da Claudio, le riviste porno stavano in bella mostra: tu entravi, e la prima cosa dove ti cascava l'occhio era un uccello o che...

Tirano, diceva Claudio... le riviste porno andavano bene, allora... oggi forse andrebbero meno: quelle cose le vedi a Striscia la notizia...
la sera del 29 dicembre, ultimo giorno di apertura di quella mitica bottega dei sogni persi, c'eravamo tutti: come partisse una nave...
eravamo tutti lì, un freddo becco, con un magone sullo stomaco che, porca puttana, ci stava facendo crepare, per davvero...





Rolando cominciò a frignare già alle sei... camadonna, camadonna, Claudio ripensaci, coddio, coddio, non ci lasciare, cazzo!...
l'Innocenti stava con le braccia incrociate e con due lacrimoni che nemmeno fosse morta sua madre, testa sul petto...
il Fringuello, Giulio, fumava come un turco e ripassava a memoria tutte le sere che aveva vissuto in quella penombra della bottega...
Adelmo sfogliava una rivista dove un negro stava... e intanto tirava su col naso, alzava lo sguardo e diceva: Chiudi alle sette e mezza?
Ascanio, dentro la sua camicia con cravatta, manifestava segni di disappunto: tirava cazzotti contro la parete con i Tex e Zagor...
Paco, succhiava coca cola da una cannuccia storta... e masticava cannuccia e parole tipo: 'Ndo si va da domani? 'ndo si va?...



Luigi, che conosceva a memoria tutti i numeri del Comandante Mark, stava sulla soglia, le mani in tasca a toccarsi i coglioni...
Subbuteo, austista di ambulanze, tirava calci a un pallone immaginario, intanto che raccontava le gesta di Roberto Baggio...
Nicola, ventidue anni appena compiuti, sedeva su una cassetta della frutta dove c'era stati messi alcuni libri di giardinaggio...
Claudio beveva birra Moretti e ce l'aveva con Dio e la falsa democrazia, con questa Italia del cazzo e con la Panda 4x4....

eravamo tutti lì, la sera del 29 dicembre, quando alle sette e mezza, si spensero le luci da 30 watt e si tirò giù la serranda, per sempre...
per qualcuno chiuse una bottega del cazzo, per qualcun altro finalmente quello stronzo ubriaco s'era cavato dai coglioni...



Ci fu chi rise forte, chi ne fu felice, e chi fece il gesto dell'ombrello per mandare affanculo quella serranda chiusa...
per noi, vecchi ragazzi della bottega dei sogni persi, quella sera chiusero le porte di un posto incantato, una terra di nessuno...
una terra di nessuno, ma terra nostra... un posto che poi ti rimane dentro.. per sempre .. come succede ai posti più cari dell'anima...


Claudio attaccò alla serranda un biglietto, un niente scritto a penna: Bottega chiusa del tutto... ma grazie a tutti per sempre...